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LA STORIA AGGHIACCIANTE DI VITTORIA E LA GUERRA CONTRO IL SILICONE

01 Set 2014

miss-bum-bum-favorita-silicone-300x225E’ una storia agghiacciante quella di Vittoria e ti viene la pelle d’oca leggendo la sua intervista e quando racconta che la pratica di iniettare silicone si fa ancora tra i transessuali. Vittoria ha il corpo tumefatto dalle iniezioni di silicone, che ogni quindici giorni da ventisei anni effettua per placare il dolore del silicone, quello che, quando era ragazza si è fatta iniettare  per diventare come le sarebbe piaciuto essere, più bella, più formosa, più soda e rotonda.

Vittoria ha 51 anni, vive a Milano oggi, ma è orginaria di Porto Vitoria, nello stato del Paranà a sud del Brasile. Nasce da madre tedesca e cresce ultima di 7 fratelli, tutti maschi. “Quando rimase incinta di me era convinta che fossi una bambina. Fece tutte le prove, come si usava una volta quando non c’erano le ecografie: un filo nell’ago dentro una bacinella d’acqua sulla pancia.. insomma, per lei ero femmina. Visto che lo voleva così tanto, ho deciso di accontentarla” racconta Vittoria nell’intervista a Vanity Fair.
Sono nata dentro un corpo maschile ma mi sono sempre sentita una donna.  A 17 anni cambiai il mio nome in “Carolina”, come la principessa. A 25 anni mia madre si ammalò. Fu un colpo durissimo, non trovavo più il senso della mia vita, poi un amico mi disse: devi vivere ancora per combattere la tua battaglia! Devi vivere perché sei venuta al mondo per questo: imparare la lezione di una donna che vive in un corpo di uomo. Decisi di andare avanti e mi chiamai “Vittoria”».

Si sa che in Brasile in canone di bellezza è quello di seni, glutei prosperosi e cosce sode e così Vittoria iniziò: Mi sono fatta 25 siringhe di insulina nel viso e mi sono fatta mettere sei litri di silicone: due nel seno, quattro nel sedere. Era una pratica illegale, ma lo facevamo tutte. Anche adesso lo si fa. Me lo fecero due infermieri, uno mi teneva fermo, l’altro siringava. Usarono aghi da veterinario, mi fece un male feroce, il silicone entra e sposta tutto per farsi spazio, poi quando l’ago esce, basta, non senti più niente”.

Poi il rigetto ed è qui che inizia la tragedia per Vittoria:Quattro mesi dopo la pelle ha cominciato ad alzarsi, i muscoli ad infiammarsi, e mi è venuta la febbre a 40. Richiamai chi mi aveva operato. La cura era il cortisone: da allora me lo inietto ogni due settimane. Me lo spedisce mia sorella dal Brasile, in Italia non si può comprare.”

Poi Vittoria ha conosciuto Antonia Monopoli,transgender oggi punto di riferimento dei trans di Milano, che l’ha messa in contatto con l’Ospedale Niguarda di Milano, dove nel 2012, è stata operata sei volte. Le hanno trovato come dei nidi di vipere: il silicone era tutto a uova, infilate ovunque. I medici che l’hanno operata le hanno levato la maggior parte del liquido, non tutto purtroppo. E così, Vittoria, per uccidere il dolore, continua il cortisone, che dopo 26 anni, le ha accelerato il processo di invecchiamento della pelle e danneggiato le difese immunitarie.

La questione rimane aperta e non possiamo che sperare che questa pratica venga presto dimenticata da chi pensa che il silicone renda più felici e più belle. A Milano si fanno chiamare Bombaderos“, spiega Antonia, “Sono trans che vanno casa per casa a fare il silicone alle altre trans, per lo più sudamericane. Quale silicone? Quello dei supermercati, quello che si usa per i mobili…”.

Non aggiungiamo altro.

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