
A seguito dei diversi interventi di chirurgia estetica (alcuni esempi: mastoplastica additiva o riduttiva, mastopessi, addominoplastica, blefaroplastica) può succedere raramente che si sviluppi un’infezione alla ferita post-chirurgica. In questo caso la procedura medica prevede che venga eseguito al paziente un tampone cutaneo.
Come si fa generalmente a capire che la ferita chirurgica post-intervento è stata infettata? I sintomi sono: dolore nella zona della ferita, rossore, gonfiore, eventuale secrezioni di pus o presenza di essudato (il liquido provocato dalla ferita), o ancora una guarigione troppo lenta della ferita.
Il tampone cutaneo non è altro che un esame colturale della ferita, attraverso il quale è possibile identificare quali sono i batteri patogeni responsabili dell’infezione presente nella ferita.
Infatti in medicina è risaputo che qualsiasi ferita può venire infettata da diverse tipologie di batteri, il tampone cutaneo permette sia di rilevare con precisione la presenza di infezione, sia di conoscere qual è il batterio responsabile; questo permette ai medici di poter indirizzare il paziente verso la cura e il trattamento più adeguato.
Ma che cos’è esattamente una ferita chirurgica? È un taglio o un’incisione cutanea che viene generalmente praticata attraversi un bisturi, durante l’intervento chirurgico.
La ferita, al termine dell’intervento, viene chiusa attraverso l’utilizzo di punti di sutura, graffette o colla chirurgica. E’ raro che si infetti poiché generalmente il sistema immunitario del paziente riesce ad eliminare da solo i batteri responsabili dell’infezione.
In alcuni casi, però, la ferita chirurgica si può infettare, e ciò può essere dovuto principalmente a:
- Età del paziente
- Stato di nutrizione
- Obesità o diabete
- Assunzione di steroidi o di altri immunosoppressori
- Presenza di ematomi o sepsi nella ferita chirurgica
- Una determinata quantità o particolare virulenza dei microbi presenti nella ferita
L’infezione della ferita chirurgica chiaramente interrompe il processo di guarigione della stessa, ed è quindi fondamentale riconoscerla in modo tempestivo, oltre che eseguire il tampone cutaneo per identificare i batteri responsabili e iniziare immediatamente la terapia più adatta per risolvere l’infezione.
A volte è bene anche stare attenti ad alcuni segnali precoci di infezione, dai quali è possibile ipotizzare un’infezione in corso nella ferita chirurgica; generalmente la ferita cambia di colore o l’aspetto si modifica, viene rilevato un aumento dell’essudato, aumenta la dimensione dell’ulcerazione oppure la lesione diventa più scura.
In ogni caso, non appena si intravedono dei segnali che possano far sospettare un’infezione, è consigliato far eseguire al paziente un tampone cutaneo, che darà un responso preciso ed accurato.
I microrganismi che sono più spesso causa di infezioni di ferite chirurgiche sono:
- Staphylococcus aureus
- Stafilococchi coagulasi-negativi
- Enterococchi spp.
- Escherichia coli
Il tampone cutaneo viene effettuato in questo modo: si preleva un campione di essudato (cioè il liquido generato dalla ferita), o di tessuti provenienti dalla zona dove si è sviluppata l’infezione.
Il tessuto o liquido raccolto viene messo in un terreno di coltura specifico, il quale stimola la crescita dei batteri presenti. Questo permette di identificare il batterio responsabile dell’infezione, e naturalmente capire quale cura o trattamento è più indicato per debellarlo.
