
La contrattura capsulare è la conseguenza più frequente negli interventi di mastoplastica additiva ed è piuttosto fastidiosa per la paziente che incorre in questo disagio.
Si tratta in sostanza del rigetto delle protesi mammarie, che vengono inserite nella paziente a seguito di mastoplastica additiva.
Il sistema immunitario dell’essere umano infatti reagisce all’innesto della protesi mammaria in quanto la riconosce come corpo estraneo, producendo tessuto nuovo che circonda la protesi stessa.
Il nuovo tessuto formato dal nostro corpo potrebbe diventare piuttosto spesso, causando lo spostamento della protesi mammaria. Ciò può determinare un peggioramento estetico del seno, oppure dolore.
Per fortuna il rischio di contrattura capsulare al giorno d’oggi è sempre più limitato, e sono pochissimi ormai i pazienti che evidenziano questa conseguenza dopo una mastoplastica.
Generalmente il rigetto delle protesi mammarie avviene dopo alcune settimane o mesi dalla data dell’intervento, quindi nella fase in cui il seno della paziente sta guarendo. Molto più raramente, si sono verificati casi di rigetto dopo 1 o alcuni anni dalla mastoplastica.
I sintomi più diffusi di una contrattura capsulare sono i seguenti:
- sensazione dolorosa al seno, dovuta alla contrazione dei nervi sottocutanei
- seno deformato oppure asimmetria delle due mammelle
- ispessimento della protesi piuttosto visibile, visivamente anti-estetico
Per prevenire il rigetto delle protesi mammarie, viene consigliato alla paziente di effettuare dei massaggi alle mammelle specifici, indicati dai medici, fare fisioterapia mirata, ed eventualmente assumere un farmaco per i primi mesi.
I sintomi della contrattura capsulare sono inoltre classificati in quattro gradi (cosiddetta “classificazione di Baker”), a seconda della gravità degli stessi:
Nei casi più lievi (1° e 2° grado di Baker) generalmente si può migliorare la situazione con un facile intervento del chirurgo, che ammorbidisce il tessuto cicatriziale nuovo che si è creato attraverso una leggera compressione.
Nei casi invece più severi (3° e 4° grado di Baker) si rende necessario un nuovo intervento chirurgico, che rimuoverà la capsula (tessuto cicatriziale dovuto al rigetto della protesi) e inserirà una protesi nuova.
La contrattura capsulare si può dunque risolvere in vari modi:
