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Perché sia sempre il 25 novembre

23 Nov 2021

Sogniamo – e sappiamo, per fortuna, di non essere soli – il giorno in cui non sarà più necessario mettere in primo piano l’immagine delle scarpe rosse, simbolo universale della giornata contro la violenza sulle donne. Per arrivare a questo risultato, però, ogni giorno deve essere il 25 novembre. Ogni giorno dobbiamo ricordarci – e ricordare alle donne che amiamo – che la violenza, sia fisica sia psicologica, e il possesso non sono amore. Ogni giorno dobbiamo ricordarci che siamo nate libere di autodeterminarci e di vivere relazioni che ci elevino a livello personale, con accanto partner felici del nostro successo e pronti a camminare fianco a fianco con noi.

Sono 103, fino ad ora, le donne che, nel 2021, in Italia hanno perso la vita per mano di uomini che avevano amato o che avevano scelto di rifiutare. Le loro storie sono purtroppo molto più vicine di quanto si possa pensare. Si nascondono nelle lacrime ricacciate indietro di quell’amica che ha iniziato a uscire con il collega che inizialmente sembrava speciale e pieno di premure, salvo poi rivelarsi patologicamente geloso e tendente al controllo.

Si annidano nel silenzio di chi no, in ospedale non ci va, perché poi si capisce che quel livido non è stato provocato da una botta contro l’armadietto della cucina rimasto accidentalmente aperto.

Sono storie che dobbiamo prendere per mano ogni giorno, facendo del nostro meglio per aiutare chi le vive in prima persona a denunciare – è il primo e più importante passo – e a non perdere mai di vista la propria bellezza e unicità, perché la violenza ti distrugge da dentro, abbatte tutte le tue certezze prima ancora di arrivare a strapparti la vita.

Perché sia ogni giorno il 25 novembre non dobbiamo stare zitte. Dobbiamo insistere quando vediamo una situazione di violenza – ribadiamo, non esiste solo quella fisica, ma anche quella psicologica ed economica – e offrire la nostra spalla che sì, è preziosissima.

Dobbiamo andare al di là della retorica delle giornate mondiali e dei mesi “colorati” – che come rammentiamo spesso hanno diversi aspetti positivi, in primis la possibilità di alzare ulteriormente l’attenzione su determinati temi – e, attraverso ascolto e interventi formativi – lavorare sull’educazione all’affettività dei giovani, investiti ogni giorno da contenuti che danno spazio a un’immagine della donna come oggetto da possedere e come mera corporeità di una perfezione irreale – essere quella piccola goccia nel mare del cambiamento. Solo così riusciremo, finalmente, a chiudere nella soffitta dei brutti ricordi le immagini delle scarpe rosse.

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