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Il caso Armine Arutyunyan

04 Set 2020

In queste settimane non si parla che di lei: Armine Arutyunyan, la 23enne armena che, nel 2019, ha sfilato per Gucci (non ha poi più lavorato per la maison che vede alla direzione creativa il genio di Alessandro Michele).

Tra le tante considerazioni che sono state palesate negli ultimi giorni – alcune delle quali francamente evitabili o addirittura offensive per le donne – ci sono alcune certezze. Una di queste è che il brand, parlando di diversità, è riuscito a far parlare di sé, dominando i motori di ricerca per numerose query.

Questo è indubbiamente un aspetto positivo, dato che più ci si focalizza sulle numerose sfaccettature che caratterizzano la fisicità umana, meglio è. Armine, che vive a Erevan, città dove è nata, ha detto la sua in merito nel corso di un’intervista. In questo frangente, ha rivelato per esempio che, poco dopo la sfilata lo scorso anno, un programma turco la rese addirittura soggetto di una parodia.

Il suo caso, oltre ad aprire una finestra indubbiamente desolante sul body shaming imperante sui social, apre diversi interrogativi. Uno dei principali riguarda le scelte che farà adesso che, oggettivamente, è sotto i riflettori di tutto il mondo (anche se, come ricordato da lei stessa, la sfilata che ha fatto scoppiare il caso non è recente)?

Opterà per l’omologazione scegliendo trattamenti di medicina estetica finalizzati a rendere il suo aspetto più conforme i canoni di bellezza? La nostra speranza è ovviamente che, qualora dovesse mai scegliere di sottoporsi a trattamenti di medicina estetica, la scelta cada su un approccio intelligente, orientato alla valorizzazione della bellezza naturale e di quelle caratteristiche che rendono unica ogni persona. Solo il tempo lo dirà.

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